Concerto inaugurale "Suoni della guerra, suoni per la pace"

ore 19.00 Happy Music sul ruolo sociale e politico della musica
con Maria Eleonora Caminada, Stefano Gervasoni,
Daniele Ghisi, Sandro Gorli e Alessandro Solbiati
ore 20.30 Concerto inaugurale Suoni della guerra, suoni per la pace
Come in un “flusso” joyciano, il concerto vede eseguite senza soluzione di continuità le composizioni commissionate ai 14 giovani compositori selezionati dalla call promossa da Divertimento Ensemble sul tema "Suoni della guerra, suoni per la pace".
Davide Wang (1997), Cronache di un evento marginale
Jacopo Caneva (1998), Awake Solitary, listening
Antonio Coiana (1996), Memory dries like grass in summer's garden...
Edoardo Casali (1995), Victoria
Luca Ricci (1992), Drone azzurro
Andrea Mastropasqua (1991), Cenere
Arianna Pittino (1996), Ella
Mateo Servián Sforza (1991), Uprooted
Francesco Mariotti (1991), Réclamation
Bianca Loffreda (1995), If I must die
Riccardo Burato (1998), Li'annī ughannī
Pietro Brenna (1994), Propaganda and us
Giovanni Falascone (1999), yet space will never scream
Andrea Siano (1997), L'ultima lama
Maria Eleonora Caminada, soprano
Giuseppe Guerrieri, voce recitante
Davide Bardi, computer music designer
Divertimento Ensemble
Sandro Gorli, direttore
«La guerra è una realtà che riguarda e ha riguardato ogni generazione di esseri umani, plasmando la società e gli individui e lasciando un segno sul loro modo di stabilire rapporti culturali e di vita. L’interdipendenza europea, che proprio nell’arte celebrò i traguardi più appariscenti nel dialogo fra i propri protagonisti, non impedì che periodicamente si manifestassero fratture violente, mettendo a dura prova i legami tra i popoli. Dalla fine del Medioevo in poi lo scontro tra le nazioni è stato costante, e regolarmente è sfociato in conflitti armati più o meno duraturi direttamente rispecchiati nelle testimonianze artistiche»
(Carlo Piccardi, Il suono della guerra, Il Saggiatore)
Abbiamo tutti davanti agli occhi i conflitti di cui si parla ogni giorno, ma si combatte anche in molti altri paesi: la stampa riporta che sono in atto nel mondo almeno 56 conflitti armati, il numero più alto dalla seconda guerra mondiale. Pur in questo tracollo, o forse per sopravvivere a questo tracollo, il mondo continua ad avere bisogno dell’arte per la sua forte valenza spirituale e per la sua forza di coesione sociale e di «storiografia inconsapevole», come sottolineato da Adorno (1962).
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